Intolleranza al lattosio: cause, sintomi e rimedi.
- D.ssa Alfano Laura
- 3 nov 2019
- Tempo di lettura: 9 min
L’intolleranza al lattosio è una delle intolleranze alimentari più diffuse e in crescita nella popolazione mondiale, ma è importante non confonderla con l’allergia al latte, che nasce da una reazione del sistema immunitario alle proteine in esso contenute e che si esprime con manifestazioni cliniche diverse e molto gravi per la salute di chi ne è affetto. Ciò non significa però che l'intolleranza al lattosio non comporti sintomi e conseguenze anche molto fastidiosi e capaci di compromettere la qualità di vita del soggetto intollerante. Scopriamo insieme quali sono e come correre ai ripari.

COS'È L'INTOLLERANZA AL LATTOSIO?
L'intolleranza al lattosio nasce dall'incapacità dell’intestino di scindere il lattosio, ovvero un disaccaride o zucchero complesso che dir si voglia presente nel latte di mucca, di capra e di asina, in due monosaccaridi o zuccheri semplici, il glucosio e il galattosio, facilmente assimilabili dall’intestino. Questa incapacità è provocata dalla carenza o, in alcuni casi, dall'assenza dell'enzima lattasi, generalmente presente nelle cellule intestinali ma la cui attività diminuisce passando dall’età pre-scolare a quella adulta, rendendo difficile o spesso impossibile la corretta digestione di latte e derivati. In mancanza dell’enzima lattasi che lo scompone, il lattosio arriva nell'intestino non digerito e quando giunge a livello del colon viene attaccato dalla flora batterica che lo porta a fermentazione, producendo gas e scorie (ovvero idrogeno e metano) che causano i successivi disturbi intestinali e gastrointestinali. Si tratta di disturbi che possono causare anche momenti di stress poiché non è possibile avere una tranquillità negli spostamenti e negli impegni giornalieri. Si è quindi costretti a rimanere a casa per importanti crampi all’intestino che causano anche flatulenza e aerofagia.
LE PRINCIPALI CAUSE E I DIVERSI DEFICIT
Il deficit dell'enzima lattasi può essere più o meno grave e per questo si suddivide in congenito, primario e secondario. Ognuno di questi deficit ha le proprie caratteristiche, che adesso vi spiegheremo e dalle quali potrete già comprendere se ne siete affetti. Il deficit congenito, detto anche ipolattasia, è per fortuna molto raro e si manifesta alla nascita, determinando una totale incapacità nella digestione del lattosio, lo zucchero del latte, e quindi anche di tutti gli alimenti contenenti lattosio, a cominciare da latte e latticini ma non solo.
Il deficit primario, invece, consiste nel calo fisiologico dell'attività enzimatica che avviene generalmente nel bambino dopo lo svezzamento, su base genetica ed etnica: tutti i bambini fino ai 2 anni di età circa, infatti, producono l'enzima lattasi che consente loro di poter assimilare il latte materno, ma con lo svezzamento tale enzima viene prodotto in quantità sempre più limitata o addirittura non viene più prodotto. I primi sintomi e segnali, in questo caso, si manifestano clinicamente fino all’età di 6-7 anni del bambino e possono restare tali fino all’età adulta, a seconda della quantità di lattosio assunto nella dieta giornaliera e della velocità con cui diminuisce l’attività lattasica intestinale. Molto spesso, comunque, il deficit di lattasi è parziale, la quantità di lattosio tollerata varia considerevolmente da individuo a individuo e può modificarsi nel corso del tempo.
Il deficit secondario, infine, è un disturbo spesso transitorio (in questi casi può durare al massimo 3 o 4 mesi) e originato da una condizione patologica che compromette il regolare e fisiologico assorbimento del lattosio da parte dell'apparato digerente. Alcune malattie come la celiachia, la gastroenterite acuta e la malattia di Crohn possono infatti distruggere i microvilli intestinali in cui ha sede l’attività dell’enzima lattasi: quando sussiste una malattia intestinale di base, l'intolleranza al latte, o meglio al lattosio, può anche diventare definitiva.
I PRINCIPALI SINTOMI E LE CONSEGUENZE
I sintomi dell'intolleranza più frequenti, quelli che compaiono nella maggior parte dei soggetti intolleranti al lattosio e generalmente dai 30 minuti alle 2 ore successivi all'ingestione di latte e derivati contenenti lattosio, consistono in disturbi gastrointestinali di vario tipo, come crampi addominali e dolori allo stomaco, sensazione di tensione e gonfiore addominale, flatulenza, meteorismo, diarrea, stipsi, nausea, eruttazione, reflusso gastroesofageo e in alcuni casi vomito. Talvolta, ma in casi meno frequenti, il malassorbimento del lattosio può provocare anche mal di testa, senso di stanchezza o spossatezza, irritabilità e calo della concentrazione nel soggetto intollerante al lattosio. Ovviamente l'intensità e la qualità dei sintomi sono spesso legate alla dose di lattosio ingerito e alla reattività individuale di chi lo assume, per cui le conseguenze possono essere più o meno gravi ma senza mai portare a un rischio di vita, come può invece accadere con le allergie alimentari, o a danni irreversibili all'intestino, come accade ad esempio con la celiachia. Ognuno, comunque, ha un proprio livello di tolleranza: alcuni soggetti intolleranti manifestano disturbi dopo l'assunzione di una dose minima di lattosio, mentre altri riescono a tollerare dosi nettamente superiori prima che intervenga una crisi. Non c’è una scienza esatta che dichiari che dopo una quantità di tempo, una persona manifesta la sua intolleranza al lattosio. L’unica cosa è fare i dovuti accertamenti prima di tendere a eliminare dalla propria dieta alimentare determinati prodotti importanti per il proprio organismo.
L’intolleranza al lattosio spinge chi ne soffre a eliminare dall'alimentazione il latte e i latticini come i formaggi, ma questo può aumentare il rischio di sviluppare carenze nutrizionali anche importanti. L'eliminazione di latte e derivati dalla dieta quotidiana, infatti, rende complicato soddisfare i fabbisogni giornalieri di calcio e vitamina D e questo ostacola, a livello osseo, il raggiungimento di un adeguato livello di mineralizzazione nell’età giovanile, favorendo al contempo lo sviluppo di malattie come l'osteoporosi nel periodo che precede immediatamente o segue la menopausa e più in generale in epoca senile. Recentemente è stato inoltre dimostrato come la percezione da parte di un paziente di essere intollerante al lattosio si associ a ipertensione e diabete mellito di tipo 2 e come il mancato consumo abituale di latte e derivati si associ ad una maggiore incidenza di carcinoma del colon. Dato che la prevenzione, quando si parla di intolleranze alimentari, non è possibile, che fare a posteriori quando si sospetta un'intolleranza al lattosio?
POSSIBILI RIMEDI
In seguito a una diagnosi di intolleranza al lattosio, per evitare che le fastidiose conseguenze ad essa collegate persistano o nel peggiore dei casi arrivino a diventare croniche, la migliore terapia da seguire è un regime alimentare controllato che preveda l’eliminazione o, decisamente preferibile laddove possibile, la riduzione del lattosio dalla dieta, tenendo conto in questo caso di un valore di soglia massimo consentito pari a 12-15 g al giorno, al di sopra del quale comparirebbero i fastidiosi sintomi già descritti. Si rivela quindi importante individuare la quantità di lattosio tollerata dal singolo soggetto e agire di conseguenza, affidandosi anche all'attenta lettura delle etichette commerciali presenti sui vari prodotti alimentari. State bene attenti a tutti gli ingredienti posti sulle etichette, soprattutto ai dati scritti in carattere molto piccolo dove si riporta cosa “il prodotto potrebbe contenere” e l’elenco dei vari alimenti, spesso frutta a guscio.
Eliminare completamente il lattosio dall'alimentazione, invece, comporta una soglia di attenzione maggiore perché, sebbene il latte e i suoi derivati siano l’unica fonte naturale di lattosio, quest’ultimo si può trovare spesso aggiunto ai cibi preparati che troviamo in commercio. Quindi, in seguito a una diagnosi dell'intolleranza molto elevata al lattosio, è bene stare particolarmente attenti alle fonti nascoste di lattosio, che potrete trovare in piccole quantità anche in alcuni farmaci e in alimenti come pane e altri prodotti da forno, margarina, cereali per la prima colazione, purè di patate istantaneo, condimenti per carni e insalate, caramelle, snack di vario tipo, surgelati, prosciutto cotto e insaccati in genere. Leggete sempre attentamente le etichette, dunque, e affidatevi a prodotti senza lattosio e ad alta digeribilità.
LA TABELLA DI ALIMENTI SENZA LATTOSIO
Gli intolleranti al lattosio possono stare tranquilli mangiando alimenti di origine vegetale come la frutta, la verdura, i tuberi e i legumi: le piante, infatti, non possono produrre il lattosio dal momento che non possiedono l’enzima che rende possibile il legame chimico fra glucosio e galattosio, motivo per cui il lattosio si può trovare solo nel latte e nei suoi derivati e qualora lo troviate in altri alimenti è soltanto perché è stato aggiunto artificialmente in fase di lavorazione, ma in tal caso potrete individuarne la presenza sull'etichetta degli ingredienti. Probabilmente vi sarà capitato di sentir parlare di alcune verdure contenenti lattosio, tra cui i funghi, i broccoli, le cipolle, le patate e gli spinaci, ma la verità è che questi ortaggi e tuberi, così come tutte le altre verdure e tutti gli altri frutti di origine vegetale esistenti, non contengono lattosio al naturale e non potrebbero neanche contenerlo: il glucosio e il galattosio, i due zuccheri semplici che compongono il lattosio, infatti, possono essere prodotti singolarmente dal metabolismo di alcune piante ma possono legarsi chimicamente solo nella ghiandola mammaria dei mammiferi, indispensabile per dar vita al lattosio. Quindi non fatevi confondere da notizie ingannevoli e consumate tranquillamente tutti gli alimenti vegetali che volete, con le dovute eccezioni, ovviamente, per i prodotti lavorati in modo artificiale: le patatine in sacchetto diverse da quelle classiche, come ad esempio quelle alla pancetta o al gusto pizza, spesso contengono tracce di formaggio e quindi di lattosio, e lo stesso vale per il purè di patate in busta: se volete evitare tracce di latte in polvere e lattosio, la soluzione migliore e sicuramente anche la più salutare è quella di prepararlo in casa con patate fresche e latte delattosato.
Non troverete il lattosio neanche nella frutta, di qualunque tipo essa sia, purché la gustiate ovviamente al naturale e non lavorata insieme ad altri ingredienti che possano contenerlo. Neanche il cocco fa eccezione perché, nonostante da questo frutto esotico si ricavi il cosiddetto "latte di cocco", in realtà tale sostanza è del tutto vegetale, simile al latte vaccino solo per colore e consistenza ma senza alcuna traccia di lattosio al suo interno. Lo stesso vale per la frutta secca: se consumata con regolarità e nella giusta misura può anzi fornirvi un valido aiuto come sostituto del calcio che non potete più assumere attraverso il latte e i latticini, essendo ricca (soprattutto le noci e le mandorle) di calcio, minerale fondamentale per la salute di ossa, capelli, unghie e diversi altri aspetti legati al benessere del nostro organismo. Quindi, se non volete rischiare carenze di calcio, mangiate con tranquillità la frutta secca, le verdure (soprattutto quelle a foglia verde), i semi di sesamo e di girasole e i legumi. Sì, perché anche i legumi sono ricchi di calcioma assolutamente privi di lattosio, e lo dimostra il fatto che con la soia si realizzi, tra le altre cose, una delle principali bevande vegetali (il latte di soia, appunto) con cui, ad esempio, i vegani sostituiscono il latte di origine animale, ma anche il tofu, una specie di formaggio molto amato e utilizzato soprattutto nella cucina orientale.
IL LATTOSIO NELLA CARNE, NEL PESCE E NELLE UOVA
Latte e lattosio non sono presenti neanche nella carne e nel pesce, purché ovviamente questi cibi siano al naturale e non trasformati, mentre la maggior parte degli insaccati (fatta eccezione per il prosciutto crudo e la bresaola, sia di manzo che di cavallo) viene trattata con il lattosio, per cui se non volete rinunciare ai salumi cercate sempre la dicitura "senza lattosio" sul prosciutto cotto, sul tacchino al forno, sul salame, sulle salsicce e su tutta la carne di maiale lavorata che invece, di solito, ne contengono un po' per esaltare i colori dell'alimento senza alterarne il gusto. Anche i brodi di carne cucinati senza dado sono privi di lattosio, così come ogni tipo di pesce, senza alcuna eccezione. Per cui consumate con tranquillità queste preziose fonti di proteine, grassi Omega 3 e, in molti casi, anche di calcio, soprattutto per quanto riguarda il salmone, lo sgombro, le sardine e le vongole.
Le uova sono un altro cibo che non contiene lattosio e possono essere mangiate senza problemi anche dalle persone intolleranti a questo disaccaride, ma come al solito parliamo di un prodotto al naturale. È invece necessario prestare attenzione ad alcune preparazioni che prevedono, tra gli ingredienti, l'utilizzo del latte o del formaggio, come ad esempio le uova strapazzate o alcuni tipi di omelette: mettete sempre a conoscenza gli altri del vostro disturbo, se mangiate fuori casa da parenti, amici o magari al ristorante, per evitare spiacevoli sorprese. Se non volete rinunciare al piacere della cucina etnica, poi, potrete andare sul sicuro scegliendo la gastronomia cinese, quella giapponese, quella africana e in gran parte anche quella indiana, culture culinarie che non hanno latte o latticini alla base della loro alimentazione e che utilizzano soprattutto il pesce, la carne, il riso, la frutta, le verdure e le spezie.
IL LATTOSIO NASCOSTO
Talvolta il lattosio può insinuarsi, benché in piccole quantità, anche in prodotti insospettabili poiché spesso viene introdotto negli alimenti durante la loro preparazione attraverso ingredienti come il siero di latte, il latte in polvere o la scotta, derivata dal latte di vacca anziana. Questi sono frequentemente aggiunti ai preparati per pane, pasta e dolci (soprattutto nei mix senza glutine), alle miscele di spezie, ai prodotti surgelati, ai piatti pronti, alle caramelle, ai prodotti dolciari industriali e di pasticceria, agli insaccati (in particolar modo alla mortadella, al prosciutto cotto, al salame e ai würstel), a molte bevande e così via. Non di rado, possiamo trovare tracce di lattosio in veste di eccipiente perfino nella preparazione di alcuni farmaci, integratori alimentari e prodotti omeopatici. Non c'è da preoccuparsi, tuttavia, perché anche il lattosio nascosto negli alimenti non può nascondersi invece nelle etichette: la sua presenza, anche se minima, deve infatti essere sempre indicata sulle confezioni, quindi non dovrete far altro che leggerle con attenzione per non incappare in problemi.
Fonte: parmalat.it
D.ssa Alfano Laura - Biologo Nutrizionista
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